Articolo tratto da "Il Venerdì di Repubblica" del 9 Novembre 2001

SCUOLA & C.
Obiettivo: superare la crisi del primo decennio

Non deve essere uno scherzo andare a scuola tutta la vita. Una volta passati dall'altra parte della cattedra, ansia, frustrazione, stress si ripresentano, se possibile, più violenti di prima. Non c'è solo l'impatto con gli studenti (ai più timidi si gela il sangue all'idea di affrontare "I'uno contro tutti" ogni mattina). C'è il fatto che, fuori di lì, gli insegnanti non sono più stimati e rispettati come un tempo. Secondo l'ultima indagine lard (A. Cavalli, Gli insegnanti di fronte al cambiamento, Il Mulino, 2000), il 70% dei docenti di elementari e medie pensa che negli ultimi dieci anni il prestigio del loro lavoro sia diminuito e che continuerà a calare. In più, quasi l'80% pensa di avere una retribuzione troppo bassa, tra il 40 e il 50% pensa che i genitori si interessino poco e che i ragazzi studino sempre meno. "Tutto questo incide in maniera diversa nel corso del!a carriera", spiega Giuseppe Favretto, psicologo del lavoro, direttore del dipartimento di Psicologia dell'Università di Verona. "Nei primi anni c'è molto entusiasmo, idealismo, intraprendenza. Anche se i valori che si devono portare in classe non trovano più alcun riscontro nella società, i docenti si impegnano a fondo, ben oltre orario e programmi stabiliti". Però è una fase che può durare al massimo 10, 12 anni. Se si considera che un insegnante entra in ruolo sui 30, significa che resiste fino ai 40. "Poi c'è il crollo, il cosiddetto burn out: prevale lo stress, non si capisce più a cosa serva tanto impegno, si cozza contro i limiti oggettivi della professione", dice Favretto. Ma il burn out non riguarda solo loro: tutte le professioni di aiuto, dagli infermieri agli psicanalisti, agli assistenti sociali, prima o poi deve affrontarlo. Come reagire? "Ci sono due risposte: alcuni introiettano fa sconfitta. E questo si traduce anche in un problema di salute: insonnia, depressione, emicranie. Secondo il Censis la categoria docenti è quella con il più alto tasso di assenteismo dal lavoro. Altri invece tirano le conclusioni: "In fondo è un lavoro come un altro, d'ora in avanti farò il mio dovere e niente di più".". Questi ultimi, intorno ai 40 anni, puntano sulla professionalizzazione: tagliano tutto quello che non riescono a gestire, e continuano a impegnarsi ogni giorno, ma senza più cadere nel delirio di onnipotenza iniziale". Inutile dire che questi sono gli insegnanti migliori: l'insegnante professionalizzato è sereno, maturo, responsabile. Non si isola, ma condivide i problemi coi colleghi, così acquista anche autorevolezza in classe. "Raggiunto questo traguardo, può essere un buon insegnante per sempre".

(Cristina Mochi)