DIVERTISSEMENT
A cura di Riccardo Sartori ed Elisa Bortolani
Nuovi fenomeni psico-sociali


In questi giorni, assieme al Prof. Giuseppe Favretto, Ordinario di Organizzazione Aziendale, e alla dott.ssa Serena Cubico, Ricercatrice in Psicologia del Lavoro (tutti e quattro psicologi di nascita prima che di formazione), siamo stati in visita a Bari, in occasione del Primo Convegno Nazionale di Psicologia Giuridica (http://www.psicologiagiuridicabari.net/). Abbiamo curato un Simposio dal titolo Le forme della devianza all’interno delle organizzazioni, in cui si è parlato di fenomeni psico-sociali quali il cyberloafing e il mobbing. Sarà stato per questo, per la trasferta che fa anche molto gita scolastica, per la compagnia o chissà per che cosa, fatto sta che ci è capitato di osservare per la prima volta quello che possiamo definire un nuovo fenomeno psicosociale. Nuovo si fa per dire perché, come capita spesso, esso è sempre esistito e chiunque prima di noi l’avrebbe potuto osservare, isolare, nominare, misurare, eccetera, eccetera, eccetera. Ma la sorte ha scelto noi (invece dei soliti statunitensi). Ecco i fatti. Ci stavamo recando, con il pullman prenotato dagli organizzatori, nel luogo dove si sarebbe svolta la tradizionale cena sociale, quando non possiamo fare a meno di notare persone che, dal loro posto a sedere, “importunano” in vario modo passeggeri che stanno dietro, al loro fianco o davanti, con domande del tipo: “Cosa si mangerà stasera?” “Lei ha idea di dove stiamo andando?” “Come mai gli organizzatori non hanno scelto un ristorante in città?” “Sarà un buffet in piedi?” “In-queste-occasioni-si-mangia-sempre-male-lei-da-dove-viene?”. Il malcapitato, bersagliato da simili domande, si trova suo malgrado coinvolto in una conversazione (ma forse sarebbe meglio dire con-vessazione) che non ha cercato e vorrebbe interrompere, senza peraltro riuscirci: ad una prima domanda ne segue una seconda, una terza, una quarta, insomma una raffica. Abbiamo chiamato questo fenomeno bussing. Come si può intuire dalla descrizione, esso si manifesta in luoghi chiusi e in movimento come pullman e autobus. Chiunque può esserne vittima, indipendentemente dal genere, dall'età e dalle caratteristiche di personalità. Esso si manifesta nelle forme da dietro (quando il busser, colui che attua il bussing, siede dietro la propria vittima, il bussizzato), di fianco o da davanti. Nella prima forma, la vittima viene persino costretta a girarsi e quindi a subire gli attacchi del busser in posizioni spesso scomode. Anche questa è un’azione bussizzante. Nella forma di fianco il busser può trovarsi vicino al finestrino e quindi la vittima, almeno teoricamente, può trovare una via di fuga nel corridoio; oppure vicino al corridoio e quindi la vittima non ha via di scampo. Nella forma da davanti, è il busser a dover assumere una posizione scomoda rispetto alla sua vittima (infatti è una forma più rara), ma se motivazione e commitment prevalgono, il fenomeno si verifica ugualmente. Obiettivo principale del busser è alleviare la propria noia fintanto che non giunge a destinazione, quindi ammazzare il tempo (da cui si evince che il bussing ha conseguenze anche mortali). Le nostre osservazioni evidenziano come il busser non si renda sempre conto di arrecare disturbo alla sua vittima, ma anzi scenda dal mezzo con la convinzione di averle allietato il viaggio. La vittima, invece, subito se ne esce con un senso di liberazione, poi però esso lascia ben presto il campo alla paura di riprendere nuovamente un pullman o un autobus. Conseguenze tipiche di chi subisce bussing, infatti, sono lo sviluppo di fobie ai mezzi di trasporto pubblico, irritabilità generale in situazioni sociali, diffidenza e sospetto nei confronti dei passeggeri, fino a forme più gravi quali rabbia e desiderio di vendetta verso l'azienda trasporti, evitamento di convegni, disturbo dell'adattamento, somatizzazioni e tic. Forme affini al bussing sono l’air-bussing (in aereo) e il rail-bussing (in treno).

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